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Cambia la città dei soldi

  • Gianni Spartà
  • 17/09/2026
  • 0

Varese più universitaria

L’inaugurazione di spazi universitari nel palazzo degli affari in piazza Monte Grappa, l’esposizione nello stesso luogo dell’auto sulla quale morirono Giovanni Falcone e la sua scorta, la vendita della sede storica della banca, il Credito Varesino, crocevia di risparmi e investimenti a cavallo di due secoli. I tre eventi non coincidono per caso a volerli leggere in profondità. La città dei soldi cambia i suoi miti e non è solo una questione immobiliare: è un avvicendamento di vocazioni territoriali con la speranza di esserci lasciati alle spalle, come Paese, una delle tragedie della Repubblica: la mafia assassina. La piccola rivoluzione è simbolica. Per decenni Varese ha raccontato la propria forza attraverso le roccaforti di industria, commercio, artigianato. La ricchezza aveva i suoi templi. Adesso quegli indirizzi cambiano. Ed è come se si passasse dalla città che custodiva i suoi vecchi trofei, alla città invogliata a conquistarne di nuovi.  L’università dell’Insubria non ha ventisei anni considerando la data della sua sudata autonomia - 14 luglio 1998 - ma esattamente il doppio. Eravamo nel gennaio del 1973 allorché all’ospedale di Circolo fiorirono corsi di Medicina e Chirurgia gemmati dalla casa madre di Pavia. Fu una scossa o un colpo di cannone pensando alle rivoluzioni. Improvvisamente nei tempi, imprevedibilmente nei modi, uno scantinato del vecchio reparto di Geriatria diventò un’aula con un clinico di allora in cattedra, il professor Delfino Barbieri, e una cinquantina di studenti sui banchi, cavie dell’esperimento. Si avverò un sogno la cui anteprima risale al 1964 anno in cui  con un fonogramma di dodici righe il Ministero comunicava alla municipalità il “no” all’insediamento a Varese di una facoltà di Economia e Commercio. Nove anni dopo, per iniziativa condivisa del presidente dell’ospedale Giovanni Valcavi e del rettore di Pavia Antonio Fornari, andò a segnò la parziale dislocazione di aspiranti medici. Il presidente era entusiasta, il rettore prudente, numerosi primari locali contrari e tanto bastò ai cronisti per scrivere che nasceva un’università indesiderata. Invece il seme uscì dalla terra, il fiore accademico germogliò negli anni aprendosi a nuovi indirizzi di studio in collaborazione con la Statale di Milano. Fu cosa buona e giusta: un territorio in frenata sul fronte delle produzioni industriali - l’epoca era quella- si trovò a cavallo di una promettente nuova via: dal denaro alla conoscenza, conservando la ricchezza. L’insediamento di Giurisprudenza conferma il teorema: in prospettiva ci saranno quindicimila studenti all’Insubria sull’asse Varese-Como, oggi sono dodicimila. Geniale l’abbinamento geografico senza il quale non avremmo un ateneo pubblico. Ciò che incoraggiò lo sviluppo di uno privato, la Liuc di Castellanza, dove si dice potrebbe trasferirsi col tempo il quartier generale di coloro che ha finanziano: gli industriali. Ma che cosa c’entra la vendita dell’ex Credito Varesino, oggi Bper?  E che significato riveste l’approdo Varese, qui e adesso, della teca con i resti dell’auto di Falcone? Quando il vento cambia, il movimento in cielo e sul mare coinvolge tutti naviganti.  Sull’edificio della vecchia banca hanno messo gli occhi impresari della sanità privata nei mesi in cui va in onda un impetuoso risiko del credito accompagnato da fusioni e accorpamenti.  A oggi è questo lo stato dell’arte. Dagli sportelli, sempre più poveri per l’avvento della tecnologia, ad ambulatori medici o a residenze per gli anziani. Dal palazzo sintesi delle attività economiche, a un Campus integrato a Castellanza. Veniamo alla mafia con i suoi orrendi delitti. Non è purtroppo un fuori onda la teca in piazzacon la macchina di Falcone. Negli stessi anni in cui l’ospedale di Circolo diventata universitario, qui una forza allora sconosciuta collezionava sequestri di persona, attentati intimidatori, traffici illeciti dove c’erano il denaro e un confine con la Svizzera, rampa di lancio verso paradisi fiscali. Più tardi, troppo tardi, si sarebbe capito che gli attori non erano quelli di Banditi a Milano, ma cosche calabresi e siciliane che s’erano infiltrate in uno dei tessuti più allettanti per la delinquenza organizzata. Più ‘ndrangheta che mafia. In ogni caso boss di complemento e picciotti ex contrabbandieri riconvertiti al Nord col demenziale passaporto dei soggiorni obbligati. Nel 1955 a Buguggiate la prima influente e in apparenza innocua ambasciata. Da lì la scelta di figli di imprenditori da rapire, di riscatti da pretendere. Quelle lamiere accartocciate portate a Varese mentre si creano nuovi spazi di studio, siano per le giovani generazioni l’occasione di conoscere non solo ciò che accade a Capaci, anche quanto che è successo qui. La domanda che si pone ora a Varese non è dove traslocheranno gli industriali, i banchieri e i loro uffici, ma come si materializzerà l’idea che Varese ha del suo futuro. 

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Università Insubria Camera di Commercio Università Pavia

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