Briscola, che sindaco
- Gianni Spartà
- 03/07/2026
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Varese in stallo
Se si continua così (“io mi candido, no tu no”, “io a quello non regalo i miei voti”, eccetera), se l’alibi delle primarie serve a nascondere mancanza d’argomenti nuovi e se soprattutto non spunta l’asso di briscola sopra le scartine, le elezioni per il sindaco di Varese finiranno zero a zero l’anno prossimo e la partita si deciderà ai rigori del ballottaggio. Vero: è sempre stato così, salvo nel 1993 quando ci fu l’uragano Lega, però la nomination del sindaco non era diretta allora. E tuttavia lo stallo attuale non lascia prevedere granché. Contenti di sbagliare. Che guaio se dominano le logiche della politica nazionale e invece in un passaggio amministrativo dovrebbe contare altro. E che sconquasso se tutto gira attorno a un formidabile bracconiere di creduloni: uno che le spara grosse e fa rima con Catenacci, il personaggio di Alto Gradimento che urlava “In galera, in galera!” alla radio di Arbore e Boncompagni. A tanti italiani piace il tribuno sanguigno. Abbiamo avuto Grillo e Bossi e penso a un ragionamento di Francesco Cossiga sulla pericolosità del Senatur. “Premetto che mi è simpatico, appartengo a un popolo separatista. Comunque Bossi non insidia lo Stato democratico. Se così fosse, qualcuno dei Servizi gli avrebbe già trovato un etto di cocaina sulla sua Dyane”. Le sparava grosse anche Cossiga, tra l’altro l’auto di Bossi era una Citroen Pallas. Oggi direbbe le stesse cose di un generale che sogna la marcia sul Colle scortato da legionari? In ogni caso Giorgia Meloni ha messo le mani avanti: toccherebbe a lei infrangere il tabù. E’ il bello della democrazia: ciascuno si fa un film, tanti corrono sul carro del presunto vincitore, lo sport preferito nell’Italia che non ha mai finito una guerra dalla parte in cui l’aveva cominciata. A Varese, alla voce nuovo sindaco, si vive una situazione dalla quale si esce in due modi: con una super candidatura che può fregarsene d’essere etichettata di destra, di sinistra, di sopra, di sotto (la convenienza ha sostituito l’ideologia) oppure con l’immaginazione al potere per creare un centro di gravità permanente. Qualcosa di simile accadde proprio nel 1993. La Lega aveva stravinto, Bossi poteva infilare la camicia verde anche alla statua del Duca d’Este. Ma costruendo la prima giunta leghista d’Italia, sotto i riflettori dei migliori media nazionali e internazionali, la sensibilità politica di Roberto Maroni, allora segretario provinciale, la sua amicizia col nemico-amico Daniele Marantelli suggerirono il sindaco Raimondo Fassa, antitesi del celodurismo, lontano da energumeni con l’elmo vichingo, e una giunta leghista puntellata da cattolici, repubblicani ed ex comunisti. Tra l’altro gli assessori erano di buon profilo. Qualcuno dice che al mercato attuale avrebbero potuto fare i ministri e i sottosegretari. Oggi toccherebbe al Pd e a Forza Italia, con i rispettivi alleati, avviare un’operazione del genere in chiave moderata. Chi non ci sta, pazienza. Ve lo ricordate il defunto patto del Nazareno tra Berlusconi e Renzi? Reciproco sostegno per importanti riforme nazionali. Qui a Varese unità municipale per governi stabili come quelli di Attilio Fontana per dieci anni, di Davide Galimberti per altri dieci, salvo qualche sbavatura. Movimenti civici coinvolti, ovviamente. Ce n’è una schiera che da mesi si agita sui social: qualcuno che può dare una mano si trova. A Milano su diciassette faccine di aspiranti per Palazzo Marino, oltre dieci sono senza simbolo di partito. La Varese che ci crede ancora e dunque vota merita le vengano risparmiate manovre di piccolo cabotaggio. Chi passa davanti all’Associazione carabinieri in congedo, proprio sotto la sede storica della Lega, capisce che lì dentro transita la città virtuosa e solidale: gente che parla di sostenibilità, arte, storia, intelligenza artificiale con personaggi di spicco. Una sorta di consiglio comunale-ombra. Quando vediamo la rettrice dell’Insubria trattare con le categorie economiche e la Camera di commercio il trasloco in centro di aule e corsi di studio, comprendiamo che c’è chi si muove. Poi l’esito positivo di una raccolta fondi per cambiare le poltrone al vecchio cinema Nuovo: piccola cosa, bel modello di partecipazione culturale. Il contesto sano c’è: coraggio.