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La regina del silenzio

  • Gianni Spartà
  • 26/09/2021
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Il volo, la poesia

Quante ragioni per definire per sempre Aeroporto dei Poeti la pista di Calcinale del Pesce dalla quale decollano i piloti del volo silenzioso e subito si trovano al cospetto di un Monte Rosa superbo che sorveglia dall’alto i laghi e il massiccio del Campo dei Fiori. Già, il silenzio, la quintessenza della meditazione interiore, la madre di tutte le liriche. Da quell’immensità fatta di vuoto sgorgano pensieri,  parole, rime. Questo è la poesia. Un’altra ragione: siamo nella città in cui visse a lungo Liala, la regina dei romanzi rosa nei quali c’era sempre un aviatore che le ricordava il suo amore perduto in un aereo caduto nel lago. Poi l’ultima motivazione, tenerissima: ai bordi di quella striscia di prato, chiusi insieme nella cabina di un aliante, s’incontrarono Adele Mazzucchelli e Giorgio Orsi in un connubio che fu di amore, affari, famiglia. E che famiglia: lei - minuta, materna, campionessa nei cieli del mondo- discendeva da formidabili capitani d’industria e, andando indietro nel tempo, da un cardinale, Branda Castiglioni, che infarcì di Rinascimento toscano la valle dell’Olona. Il minimo che si potesse fare era intitolarle l’aeroporto che ha appena festeggiato 60 ani. E lui, Giorgione, ha avuto in sorte di guidare in tempi difficili la “Mazzucchelli 1849” di Castiglione dopo la morte del padre e del fratello di Adele. Una coppia perfetta: tre figli, Silvia, Gianni, Marco, una covata di nipoti oggi impiegati nell’azienda. Adele dilatava gli occhi profondi che le illuminavano il viso quando in un angolo della sua villa in cima al più bel colle di Varese apriva, non il libro dei record, ma dei sentimenti. Lassù tra le nuvole, in solitaria o in compagnia: che cosa si prova? Domanda banale, risposta affidata alla penna della scrittrice Luisa Negri:  “Entro sempre in sintonia con quella macchina che non ha motore. L’unico congegno meccanico pare essere quello del mio cuore che sento battere quando non proprio tutto è sotto controllo….Da lì non si percepisce il baccano del mondo, certe parole inutili, gli strilli sopra le righe di chi ama tenere la voce più alta degli altri. Non mi arrivano neppure i gemiti di chi piange o soffre, lo so bene, ma mi accorgo in quei momenti che ancora meno in terra mi riuscirebbe di ascoltarli, coperti come sono dai rumori quotidiani”.   Adele ha vissuto settant’anni. Se n’è andata tra i rimpianti un giorno di primavera del 1998. L’hanno salutata come la figlia educata, colta e riservata di Silvio Mazzucchelli, l’industriale che fece conoscere la celluloide in Italia, ma anche come la coraggiosa navigatrice, titolare di nove record mondiali di distanza e velocità conquistati dal ’73 al ’92 nei cinque continenti.   Parlando della malattia che la stava consumando diceva di prepararsi a ”un viaggio tutto particolare, un volo senza fine in un cielo pieno di vento” . Tra i suoi maestri ci fu il grande Plinio Rovesti. Tra le sue allieve, tante, la bolognese-varesina Margherita Acquaderni, pronipote del fondatore dell’Azione Cattolica, protagonista di numerosi campionati europei e mondiali.  La pista di Calcinate del Pesce sta a pochi chilometri dalle ultime propaggini del campo di golf di Luvinate, ai piedi della collina sulla quale sfrecciano le palline bianche scagliate dai giocatori. L’accostamento non è casuale perché entrambe le palestre sono riconducibili alla famiglia Mazzucchelli: il green cresciuto attorno a un club fondato nel 1934, il campo per il volo a vela tenuto a battesimo nel 1961, primo aeroclub d’Italia riservato agli alianti. Silvio Mazzucchelli, per la verità, non aveva il volo nel sangue. Ma ce l’aveva Adele che convinse suo padre a costruire su terreni di proprietà della famiglia forse il più bel aeroporto d’Europa. Non fu facile costruire un campo di volo sulle rive di un lago. Ci volle una poderosa bonifica per rendere stabile un terreno paludoso, ma ne valse la pena a giudicare da quel che offre agli aviatori in decollo, nelle giornate terse, questa pista spalancata sulla un paesaggio che desta meraviglia. Volare nel silenzio a 127,204 chilometri l’ora (record del 1975), percorrere una distanza di 546 chilometri (primato del 1976) sfruttando con sapienza e intelligenza le forze della natura: ha un che di prodigioso l’albo d’oro che Adele Mazzucchelli compilò gara dopo gara quando gli alianti non erano raffinati e aerodinamici come quelli di oggi. E’ cambiata la tecnologia, ci vuole sempre la resistenza fisica che una volta lassù libera la poesia. Adele ha immaginato così il suo viaggio dopo l’ultimo distacco: “Potrò di nuovo agganciare l’orlo delle nuvole che s’innalzano in bianche colonne e covare per sempre con lo sguardo il mio mondo, silenzioso e raccolto”.   

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