Varese, reddito e rendita
- Gianni Spartà
- 22/03/2026
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Il tesoro nascosto
C’erano quasi tutti, tranne gli assenti per cause naturali - così è la vita - al gran consulto sul futuro di questo territorio, qualche giorno fa. E gli assenti erano rappresentati dagli eredi, a cominciare dal palco sul quale sedeva l’ospite di riguardo, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, superstite della Lega di Umberto Bossi. Ho fatto un confronto recuperando dall’archivio una fotografia dei primi anni 90: pienone per il Senatur al palazzetto dello sport. Allora come oggi presenze di peso: industriali, commerciati, artigiani, liberi professionisti, giornalisti, persino magistrati che solitamente in quel luogo andavano a vedere le partite di pallacanestro. Niente elmi vichinghi con le corna come a Pontida, ma grisaglie della buona borghesia venuta ad ascoltare le teorie del grande capo del Carroccio. Che è stato l’ultimo dei rivoluzionari ma non ha avuto la forza di ancorare saldamente la Lega ai suoi luoghi d’origine costruendo il partito degli imprenditori del Nord. Oggi la Lega non sarebbe guidata da uno che vuole costruire il Ponte sullo Stretto di Messina da ministro delle Infrastrutture. Magari al suo posto ci sarebbero artefici del capolavoro lombardoveneto Milano-Cortina. Diceva Kierkegaard che il nostro tempo si può capire solo all’indietro anche se si vive in avanti. Dunque: come siamo messi fa in questa fetta di Nordovest benedetta dal Creatore che a quanto s’è detto nel gran consulto ha vissuto bene di reddito e oggi campa benissimo di rendita. Innanzitutto non si metta il dito nella piaga: non buttiamoci giù, sopravvive un tesorone. Se tanti sono usciti senza fare danni dal mondo delle produzioni e magari hanno investito il proprio sapere nell’economia civile, quintessenza del no profit, applausi. Ma se altri, ricevuto il testimone familiare, tirano dritto mantenendo posti di lavoro, è doveroso aprovvigionarli di un habitat che li induca a non fermarsi, pena il pingue declino. Occorrono energie e orizzonti per le generazioni mille euro con le cuffie nelle orecchie, invece l’occhio è concentrato sulle le prossime elezioni come se non ci fosse un domani. Questo è stato il vero retropensiero del raduno in chiave leghista, ma aperto a quanti hanno a cuore Varese. Esaurite le antiche vocazioni, c’è urgente necessità di promuoverne altre. Alcune si sono materializzate in questi anni (cultura, istruzione sport, soggiorni) e non meritano la congiura dell’indifferenza. Bisogna fare squadra, ha sintetizzato Silvestro Pascarella, voce di un giornale che da quasi 140 anni è testimone riconosciuto di spinte e spunti declinati n tutte le salse. Aggiunta: per fare squadra, si deve trovare la quadra, proprio come diceva il Senatur. E qui entrano in gioco la qualità della politica, il ruolo delle categorie economiche, i poteri della finanza che hanno in pancia la rendita. E forse sarebbero disposti a una dieta pur di avviare cambiamenti profittevoli, in casa propria, non alle Cayman. Perché tenerlo in cassaforte il denaro se qualcuno trova il coraggio di calare un asso convincente? Perché rinunciare a un posto nella storia, al tempo dei vampiri globali, se da qualche think-tank (al convegno partecipava, a proposito di passaggi di testimone, l’attuale ceo dei Forum di Cernobbio) uscisse, insieme alle analisi, carburante operativo? Lasciamo i massimi sistemi, andiamo ai minimi: chi guiderà le nostre città verso il traguardo degli anni ’30, Varese, Busto, Gallarate, bello se finalmente non fossero tre campanili, ma una diocesi? Sui media girandola di facce già note. Uno di destra, uno di sinistra e uno bravo, si diceva a proposito delle assunzioni nel servizio pubblico. I voti un tempo li controllavano i partiti, fino a quando tali erano. Le clientele, con i loro caporali, ci saranno sempre state. Io procuro suffragi dunque conto. Mah…C’è una maggioranza silenziosa fuori, nauseata dentro che se tornasse a votare sbaraglierebbe i conti di chi si è abituato a bere senza pagare l’oste. Che si è ammutinato.