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Il cambio di passo

  • Gianni Spartà
  • 13/10/2026
  • 0

Varese in affari con se stessa

Ritratto di Varese: una bella creatura a cavallo di ville d’epoca, foreste, colline, laghi. L’abbiamo rivista nelle tradizionali riprese dall’alto della Rai durante la Tre Valli 2026 : ci siamo abituati.  E tuttavia l’abitudine serve a ripassare la lezione, ma se non smuove convinti passi verso la consapevolezza di che cosa offre, e di quali lacune può colmare, il bendidio in cui siamo immersi, è puro autolesionismo sentir parlare fino alla nausea di retrocessione, decadenza, futuro incerto. Mai uno che rilasci un’intervista descrivendo la fortuna di vivere col Monte Rosa in fronte. Quando si veniva a Varese per concludere affari d’industria, sfuggiva al commesso viaggiatore di trovarsi immerso in una strepitosa arcadia rurale. Diceva: terra operosa, impresari geniali, grandi lavoratori, belle fabbriche. Magari allungava l’occhio distratto sui Giardini Estensi o su quel borgo sacro aggrappato a un rilievo prealpino. Qualcuno gli raccontava che qui abitò per scelta il grande tenore Francesco Tamagno o il banchiere Toeplitz.  Ma quando rincasava alla moglie doveva parlare di vetrine, scarpe, caramelle e cioccolato svizzero. Cambia la prospettiva: ciò che un tempo era il dessert di una visita a Varese diventa il primo piatto da mettere in tavola. Gli affari si fanno con la natura, i suoi paesaggi, gli itinerari di terra e di lago, gli spot pubblicitari di grandi marchi internazionali girati ai bordi di una piscina in un parco sopra Barasso. Il turismo e lo sport introducono un’idea diversa di territorio. L’industria non scompare per fortuna ma perde peso, l’assistenza alla persona e i servizi in genere modificano la domanda economica e l’università in espansione incide un nuovo alfabeto nel tessuto sociale. Anche in quello politico: nuovi volti, nuovi voti, sempre che non precipiti lo sciopero elettorale. A livello di progetti e di slogan è tutto chiaro: La città dei laghi, Canottaggio Superstar, Welcome Varese. Mai vista in centro una donna col burqa, ma uomini col turbante sì. Sceicchi o santoni? Sono istantanee di una città nella quale nessuno dirà mai chi ha incontrato, fosse Madonna o Einstein. Poi si scopre che fu in cinese già negli anni ’60 a regalare a Salvatore Furia i soldi per costruire l’osservatorio a Campo dei Fiori: aveva casa in centro, girava con un bastone di bambù. Va rispettata l’intelligenza profetica di capitani d’azienda che, con i mezzi scarsi della prima metà del ‘900, capirono come affari e territorio, profitti finanziari e dividendi esistenziali, potessero camminare a braccetto. Ma allora la provincia industriale poteva essere raccontata attraverso la fabbrica, il lavoro, il salario, le infrastrutture. Quella di oggi scopre nuovi vocaboli: salute, studio, mobilità, qualità della vita, e figure che hanno guadagnato posizioni: insegnanti, operatori sanitari, badanti, addetti al trasporto aereo, formatori, professionisti della finanza. Il rapporto 2026 sul terziario dà le dritte giuste. Un candidato sindaco di ieri doveva informarsi su che cosa produceva il territorio, dov’erano i soldi e le grane che ne potevano derivare. Uno di oggi ha altre domande, alcune feroci: come viviamo, dove studiamo, come ci curiamo, come ci muoviamo, come invecchiamo, come utilizziamo il tempo libero, perché nasciamo sempre di meno? Il cambio di passo non è trascurabile volendo diventare classe dirigente. Torniamo alla grande bellezza e ai suoi ritorni. Qui non manca nulla e i media ci dedicano spazio: il volo a vela, la pallacanestro american style, un grande palaghiaccio, alcune aziende della green economy, la chicca della prima scuola ecosostenibile, cioè costruita secondo il vangelo di Greta. Morale: petto in fuori e pancia in dentro. Quella sì, la pancia, potrebbe giocarci un brutto scherzo: se è piena rischia di fiaccare autostima e orgoglio. Comunque niente di nuovo sulle inclinazioni nostrane al piagnisteo. Quando lo raccontava, Piero Chiara citava un motto di Carlo Dossi che era un esponente della Scapigliatura lombarda: “A Vares tutt cala de pes”. Il carattere della gente di qui è tale da sottrarre anziché aggiungere, da nascondere anziché ostentare, da prediligere il silenzio. Alle nuove generazioni il compito di fare un po’ di sano casino.

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Tre Valli Piero Chiara Ciclismo Canottaggio

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